La successione all'interno delle grandi famiglie

La successione all'interno delle grandi famiglie

02.08.2018

Quando si parla di successione all'interno delle grandi famiglie, si pensa inanzitutto a come preservare l'azienda, i dipendenti e il capitale. La continuità aziendale è tutto, e non è garantito che gli eredi ne siano in grado.

Problemi comuni che riguardano le grandi famiglie, che diventano sempre più complessi quando i gruppi industriali sono molto strutturati e gli eredi, giunti magari alla quarta generazione e oltre, sono un battaglione (circa 200 quelli del senatore Giovanni Agnelli).

Anche il passaggio tra padre e figlio, quando si è alla prima generazione e la governance dell’impresa non è ancora perfettamente rodata può presentare complicazioni notevoli.

Non esiste uno strumento legale ad hoc per favorire la successione in azienda. Alcuni strumenti (ad esempio il trust) funzionano, in parte, come veicolo di trasmissione della proprietà, ma non risolvono il problema della successione in azienda.
Altri, ad esempio i patti di famiglia hanno una tenuta legale debole e non sono idonei in situazioni familiari articolate e, magari, conflittuali. Le holding di famiglia, invece, favoriscono l’unità di comando ma ingessano l’operatività del gruppo nel caso di dissidi familiari o di discontinuità esterne alla famiglia. Insomma, blindare l’eredità e far prosperare l’azienda rischia di essere complicato.

Un tempo si sceglieva la società in accomandita, la sapa, in cui i diversi rami aziendali condividevano il controllo della società operativa.

FAMIGLIA AGNELLI

Il caso più celebre è quello dell’accomandita Giovanni Agnelli & c., che hanno adottato il modello Henry Ford.
Il 25 luglio 2016 John Elkann (che il nonno Gianni detto l’Avvocato, aveva posto al vertice della piramide), ha informato che dopo la Fiat Industrial, confluita nella Case New Holland, la Fiat-Chrysler e la Ferrari, emigrano in Olanda anche Exor, holding finanziaria dell’intero gruppo, e la Giovanni Agnelli & C, società in accomandita per azioni, in breve la cassaforte di famiglia.

Exor diventa una spa olandese e l’altra una BV, Besloten Vennotschap, cioè l’equivalente di una nostrana srl, società a responsabilità limitata.

Intanto, la Giovanni Agnelli & C. cambia anche statuto. La nuova carta prevede che per l’approvazione di una delibera del consiglio di amministrazione su qualsiasi atto di vendita o trasferimento di azioni Exor, non sia più necessario avere almeno il 51 per cento del capitale. Dunque, perdere la maggioranza delle azioni non è tabù a patto di continuare a mantenere la maggioranza dei diritti di voto. Exor Nv adotterà in Olanda, dove ciò è consentito, un meccanismo speciale, attribuendo cinque diritti di voto per ogni azione posseduta da quei soci che deterranno le quote per almeno cinque anni; e 10 diritti di voto per chi le terrà più a lungo. Per vie diverse e più tortuose, insomma, si arriva allo stesso obiettivo dei Ford: il massimo del comando con il minimo esborso di denaro. Gli Agnelli, a partire soprattutto dagli anni Settanta, hanno controllato la Fiat con un grande effetto leva: in media un euro di capitale proprio ogni 13 euro conferiti dagli azionisti di minoranza. Ma non sono gli unici. 

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