Parenti serpenti: il caso di Lucio Dalla

Parenti serpenti: il caso di Lucio Dalla

29.06.2018

I passaggi generazionali a volte nascondono delle inside, e possono rivelarsi molto problematici.

Sia che si decida di redigere testamento per tempo, sia che non si faccia alcunché per tutelare il passaggio del proprio patrimonio, i casi di cronaca insegnano che la prudenza su questo fronte non va certo centellinata. Del resto, basti osservare quanto è accaduto alla morte di due grandi della musica italiana, ovvero LUCIO DALLA e LUCIANO PAVOROTTI, per comprendere quanto sia fin troppo semplice ritrovarsi invischiati in lotte ereditarie.

Analizziamo ora il caso di un famoso cantante per capire dall'interno le problematiche che si possono avere nel passaggio patrimoniale nelle eredità.

LUCIO DALLA

Lucio, scomparso il primo marzo 2012 a Montreux, in Svizzera, non ha stipulato alcun testamento, scatenando il caos in merito alla spartizione dei suoi averi. Così, dopo aver cercato invano per diversi mesi una qualche disposizione, si è dovuto necessariamente suddividere il patrimonio del cantautore bolognese secondo il codice civile, ripartendolo tra 5 cugini di quarto grado di parentela, unici eredi legittimi, a discapito di MARCO ALEMANNO. Ed è stato proprio quest’ultimo compagno di Dalla da più di un decennio, nonché residente nella stessa casa da diversi anni, a pagarne il prezzo più alto. Infatti, in mancanza di una precisa volontà testamentaria, Alemanno non ha avuto diritto ad alcuna parte dell’eredità, peraltro estremamente cospicua. Si stima infatti che il patrimonio si aggirasse sui 100 milioni di euro e potesse contare su diritti d’autore relativi a ben 581 canzoni (con scadenza anno 2082), e fosse composto anche da un’abitazione, che condivideva con Alemanno, di 2400mq disposti su tre piani in Via D’Azeglio a Bologna, una Villa in Sicilia, una alle Isole Tremiti, e tantissimi altri beni immobili, tra cui un appartamento a Urbino ed alcuni terreni in Abruzzo, una barca di 22 metri e le quote di partecipazione di due società di produzione: la Assistime spa e la Pressing line srl.

Nell’appartamento bolognese erano inoltre custodite opere d’arte, tra cui viene annoverato un Klimt e cimeli musicali di altissimo valore. A poco sono servite le dichiarazioni rilasciate da Alemanno, una volta rotto il riserbo che ha cercato di mantenere sulla vicenda fino all’ultimo momento: “I parenti fanno finta che io non esista, negano l’evidenza”, polemizzava sulle pagine del corriere della sera quando la disputa era al suo apice. Nonostante questo, per un primo momento gli venne concesso di rimanere nell’abitazione di via D’Azelio, la casa dove tuttavia si sentiva alla stregua di un prigioniero.

“Se devo andare in un altro spazio della proprietà”, - si legge sempre dal corriere della sera - “dove ci sono oggetti o le opere d’arte che Lucio mi ha regalato, deve esserci un testimone attento chissà che non rubi nulla. Mi hanno tolto le chiavi, hanno cambiato la serratura. C’è un curatore, che sta in mezzo, tra me e i cugini” rimarcava quei giorni Alemanno. Un anno più tardi nel 2013 gli eredi hanno stabilito di mettere in vendita l’appartamento situato nel centro di Bologna per pagare le SPESE DI SUCCESSIONE.