La battaglia per il patrimonio - Luciano Pavarotti

La battaglia per il patrimonio - Luciano Pavarotti

06.07.2018

Un caso davvero significativo, quello legato al patrimonio di Luciano Pavarotti, scomparso il 6 Settembre 2007 a Modena, che malgadro abbia redatto ben tre testamenti nell'arco della vita ha scatenato una vera battaglia per accaparrarsi il suo patrimonio.

Nonostante il tenore, nell'arco della sua vita, ha redatto non uno, ma bensì tre testamenti, si è scatenata una vera e propria battaglia per accaparrarsi il suo patrimonio (stimato intorno a 300 milioni di euro, comprese molteplici proprietà immobiliari), tra le figlie nate dal matrimonio con ADUA VERONI e la seconda moglie NICOLETTA MANTOVANI.

E così, dopo la morte di Pavarotti, si è verificato su susseguirsi di polemiche e illazioni. Ad esempio, un’amica dell’artista ha accusato la Mantovani di averlo raggirato ai fini ereditari, di avergli impedito i contatti con vecchi amici e con le figlie, e infine di aver ricevuto una disperata confessione dal cantante stesso, che le avrebbe chiesto di parlare solo dopo i suoi funerali. A queste dichiarazioni la Mantovani ha risposto con una querela e una richiesta di risarcimento pari a 30 milioni di euro, per poi raggiungere nell’aprile del 2008, evitando così ulteriori battaglie legali, un accordo per ritirare la denuncia, che non ha quindi portato alcun risarcimento danni, ma solo a delle lettere chiarificatrici. Ma, a scagliarsi contro la seconda moglie del cantante sono state le figlie in particolare le tre avute durante il primo matrimonio.

Se il testamento redatto nell’estate del 2006 assegnava la villa di Colle San Bartolo, a Pesaro, alla Mantovani, insieme a metà delle quote della Sporting2 srl in fase di liquidazione, mentre il resto, diviso in parti uguali sarebbe stato destinato alle 4 figlie, pertanto anche ad Alice, avuta in seconde nozze, nel giugno dell’anno successivo si è verificata la prima delle due correzioni.

E infatti nemmeno la versione del lascito datata 13 giugno e sottoscritta a Modena si è rivelata la stesura definitiva, che risale invece al 29 luglio del 2007, quando Pavarotti ha sottoscritto un ennesimo testamento, per integrare quello precedente , in cui assegnava alla seconda moglie tutto il patrimonio statunitense, blindandolo di proposito in un TRUST.

E proprio queste ripetute modifiche hanno alimentato alcuni sospetti, che hanno spinto il notaio di Pesaro Luciano Buonanno, a dubitare del fatto che i ritocchi fossero in qualche modo orchestrati dall’esterno. Per questa ragione, la Procura della Repubblica di Pesaro ha aperto un’inchiesta a carico di ignoti, archiviata nel dicembre 2008, ipotizzando la circonvenzione di incapace.

Questo significa che l’artista, stanco e malato, potesse essere non lucido e consenziente al momento di modificare le proprie volontà, in particolare quando ha deciso l’istituzione del trust di cui la seconda moglie era l’unica beneficiaria.

Non sono pochi gli amici del tenore a insinuare che fosse proprio la Mantovani a forzargli la mano. Nel luglio del 2008 le figlie hanno raggiunto un accordo in merito alla suddivisione di alcuni beni immobili interessati dalla questione testamentaria. Alle figlie di primo letto è spettata la Villa marchigiana in riva al mare, con piscina e 10 ettari di parco, che era la residenza estiva della famiglia Pavarotti fin dalla loro adolescenza oltre all'appartamento a Montecarlo ed altre proprietà minori italiane, mentre la casa Santa Maria di Mugano nel modenese, dove l’artista è deceduto, con annessi 21.000 metri quadri di terreno e un ristorante attiguo è andata alla Mantovani.

Inoltre, la seconda moglie si è impegnata a liquidare alle tre donne, secondo i valori di mercato, quanto compete loro delle proprietà de lei ereditate. Per quanto riguarda infine i titoli, le partecipazioni in società e persino gli abiti di scena sono stati suddivisi equamente secondo i parametri legali.